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La filosofia e la pratica degli insegnamenti spirituali di
Bhagavan Sri Ramana
in una raccolta di libri, traduzioni e articoli scritti da Michael James e tratti dal suo sito web  www.happinessofbeing.com
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Il Sentiero di Sri Ramana





  1. Introduzione
  2. Il Sentiero di Sri Ramana – Parte Uno
  3. Il Sentiero di Sri Ramana – Parte Due
  4. Riguardo la traduzione Inglese di questo libro
  5. Traduzione Italiana in file PDF de Il Sentiero di Sri Ramana Parte Uno e Parte Due


Introduzione

Il
Sentiero di Sri Ramana è una traduzione Inglese di ஸ்ரீ ரமண வழி (Śrī Ramaṇa Vaṙi [in cui vaṙi , che significa ‘via’ o ‘sentiero’, è comunemente tradotto come vazhi ]), un libro Tamil scritto da Sri Sadhu Om, in cui spiega in grande dettaglio e profondità la filosofia e la pratica degli insegnamenti spirituali di Bhagavan Sri Ramana.

Sri Ramana ci ha insegnato che il solo mezzo con cui possiamo conseguire la suprema felicità della vera auto-conoscenza è
ātma-vicāra – auto-investigazione o auto-indagine – che è la semplice pratica di esaminare o dare attenzione accuratamente al nostro essere essenziale auto-cosciente, che sempre sperimentiamo come ‘io sono’, per conoscere ‘chi sono io?’

Tuttavia, egli ha anche descritto questa pratica di
ātma-vicāra o auto-investigazione come il sentiero di ātma-samarpaṇa o auto-abbandono, perché se non abbandoniamo il nostro falso sé non possiamo realmente conoscere o essere chiaramente coscienti del nostro sé reale.

Il nostro sé falso e limitato sorge immaginando se stesso come un corpo fisico, e sostiene la sua esistenza immaginaria dando attenzione costantemente a pensieri o oggetti, che sperimenta come diversi da se stesso. Senza dare attenzione all’alterità, non possiamo continuare a immaginare noi stessi come questa mente. Quindi quando rivolgiamo la nostra attenzione lontano dall’alterità e verso il nostro sé essenziale, la nostra mente cesserà e perderà la sua esistenza come un’entità apparentemente separata.

Poiché la nostra vera natura non è pensare, fare o conoscere qualcosa diversa da noi stessi, ma è solo essere auto-cosciente, diventeremo chiaramente coscienti della nostra vera natura solo nella misura in cui abbandoniamo volontariamente la nostra mente costantemente impegnata a pensare, a fare e a conoscere oggetti. La ragione per cui pensiamo e conosciamo gli oggetti diversi da noi stessi è che amiamo fare questo, e amiamo farlo perché immaginiamo erroneamente che da questo possiamo trarre felicità. Quindi abbandoneremo la nostra mente pensante e rimarremo come il nostro vero essere auto-cosciente solo quando comprenderemo che la felicità non esiste in qualcosa diversa dal nostro sé reale, e quando il nostro amore per essere solo il nostro sé reale diverrà più grande del nostro amore per pensare o conoscere qualsiasi altra cosa.

In altre parole, per riuscire nei nostri sforzi di conoscere il nostro reale sé infinito e di abbandonare il nostro falso sé limitato, dobbiamo essere consumati dal sopraffacente amore per il nostro vero essere auto-cosciente, ‘io sono’. La vera
bhakti o devozione, quindi, è l’amore perfettamente non-duale che ognuno dovrebbe avere per il proprio sé reale o essere essenziale.

Quindi, benché Sri Ramana ci abbia insegnato che per sperimentare la felicità infinita della vera auto-conoscenza dobbiamo cercare di conoscere il nostro sé reale investigando ‘chi sono io?’ o separare noi stessi dal nostro falso sé abbandonandolo a Dio, ha anche enfatizzato ripetutamente la verità che in essenza questi due sentieri sono solo uno, perché non possiamo conoscere il nostro sé reale senza abbandonare il nostro falso sé – il nostro senso illusorio di essere questa mente legata a un corpo – e non possiamo rinunciare al nostro falso sé senza conoscere chi o cosa siamo realmente.

Così l’auto-investigazione e l’auto-abbandono – il sentiero di
jñāna o vera conoscenza e il sentiero di bhakti o vero amore – non sono due sentieri differenti, ma sono solo due aspetti inseparabili dello stesso sentiero – l’unico e solo sentiero con cui possiamo sperimentare la felicità infinita della vera auto-conoscenza.

Nella Parte Uno de
Il Sentiero di Sri Ramana Sri Sadhu Om spiega il primo di questi aspetti di quest’unico sentiero, vale a dire la pratica di auto-investigazione, mentre nella Parte Due spiega vari altri aspetti correlati degli insegnamenti di Sri Ramana, inclusa la pratica di auto-abbandono.



Il Sentiero di Sri Ramana – Parte Uno

Sri Sadhu Om inizia la Parte Uno spiegando nei primi tre capitoli la reale natura della felicità e la ragione per cui possiamo ottenere l’eterna esperienza della felicità infinita solo praticando
ātma-vicāra – auto-investigazione o auto-indagine. Nel quarto capitolo egli conclude ponendo il fondamento teorico dell’auto-investigazione spiegando ciò che siamo e ciò che non siamo, e nei successivi quattro capitoli chiarifica cos’è e cosa non è la vera ātma-vicāra , spiegando in grande dettaglio perché possiamo conoscere noi stessi solo dando attenzione a noi stessi – il nostro essenziale essere auto-cosciente, ‘io sono’ – e non dando attenzione a qualsiasi altra cosa. Così non lascia dubbi sul fatto che la tecnica corretta di ātma-vicāra insegnata da Sri Ramana è solo acuta e vigilante auto-attenzione o auto-esame.

La Parte Uno de Il Sentiero di Sri Ramana contiene gli otto capitoli seguenti:

1. Il Fine è l’Eterna Felicità

2. Cos’è la Felicità?

3. L’Auto-investigazione è la sola Via per la Felicità

4. Chi Sono Io?

5. L’Investigazione ‘Chi Sono Io?’ e i Quattro
Yōga

6. ’Chi Sono Io?’ non è
Sōham Bhāvanā

7. Auto-Investigazione

8. La Tecnica di Auto-Investigazione

Nel primo capitolo, ‘Il Fine è l’Eterna Felicità’, Sri Sadhu Om spiega che la felicità è il fine naturale e legittimo di tutti gli esseri senzienti, ma che i mezzi con cui tutti noi cerchiamo di ottenere la felicità sono sbagliati.

Nel secondo capitolo, ‘Cos’è la Felicità?’, egli spiega che la felicità è la nostra reale natura, e che la felicità transitoria che sembriamo trarre dalle esperienze esterne sorge realmente solo dall’interno di noi, ed è sperimentata da noi a causa della calma temporanea della nostra mente che accade ogni volta che qualcuno dei nostri desideri è realizzato.

Nel terzo capitolo, ‘l’Auto-Investigazione è la sola Via per la Felicità', egli spiega perché possiamo ottenere vera e infinita felicità solo praticando
ātma-vicāra o auto-investigazione. Cioè, la felicità è sperimentata da noi solo nella misura in cui la nostra mente si quieta, poiché l’attività della nostra mente ci disturba dal nostro stato naturale di pacifica felicità, distraendo la nostra attenzione lontano dal puro essere. Quindi quando la nostra mente si quieta parzialmente o temporaneamente, sperimentiamo una felicità parziale o temporanea, e se si quieta completamente e permanentemente – cioè, se è distrutta o annientata – sperimenteremo la felicità completa e permanente.

La nostra mente è un pensiero, il pensiero primario ‘io’, ed essa sorge o si attiva solo dando attenzione ad altri pensieri. Senza il dare attenzione a pensieri diversi da se stessa, non può stare. Quindi quando essa rivolge la sua attenzione lontano da tutti gli altri pensieri verso se stessa, sprofonda e scompare. Così possiamo distruggere la nostra mente solo per mezzo di auto-attenzione acuta e vigilante. Quindi l’auto-investigazione o auto-esame è il solo mezzo con cui possiamo ottenere l’esperienza di felicità infinita ed eterna.

Nel quarto capitolo, ‘Chi sono io?’, dopo aver chiarito perché non siamo questo corpo né questa mente, né ogni altra aggiunta transitoria, Sri Sadhu Om spiega che la nostra reale natura è solo la consapevolezza fondamentale del nostro essere essenziale – l’unico vero essere-consapevolezza senza aggiunte o
sat-cit – e che questo essere-consapevolezza non-duale è la vera felicità o ānanda.

Nel quinto capitolo, ‘L’investigazione ‘Chi sono io?’ e i Quattro
Yōga’, egli spiega perché questa semplice pratica di auto-investigazione – investigare ‘chi sono io?’ esaminando accuratamente il nostro essenziale essere-consapevolezza, ‘io sono’ – è l’essenza di tutti i quattro yōga, i quattro tipi tradizionali di pratica spirituale, vale a dire karma yōga (il sentiero di niṣkāmya karma o ‘azione senza desiderio’, cioè la pratica di compiere azioni senza desiderio di ogni genere di beneficio personale ma solo per amore di Dio), bhakti yōga (il sentiero d’amore o devozione a Dio), rāja yōga (la pratica di un sistema di tecniche che includono forme specifiche di auto-restrizioni interne ed esterne, pranayama o restrizione del respiro, e vari metodi di meditazione, lo scopo finale dei quali è quello di ottenere lo yōga o ‘unione’ con Dio), e jñāna yōga (il sentiero della conoscenza, lo scopo di cui è conoscere Dio come è realmente).

La pratica di investigare ‘chi sono io?’ non è solo l’essenza di tutti questi quattro
yōga , ma è anche l’unico mezzo effettivo con cui possiamo raggiungere il fine che ciascuno di essi si prefigge di ottenere. Benché le pratiche tradizionali di questi quattro yōga purificheranno gradualmente la nostra mente e quindi ci condurranno infine alla pratica di auto-investigazione, non è di fatto necessario fare queste pratiche tradizionali, perché la semplice pratica di auto-investigazione è il mezzo più efficace con cui possiamo raggiungere la purezza e la forza mentale che abbiamo bisogno per praticarla alla perfezione.

Quindi se pratichiamo l’auto-investigazione dall’inizio, non avremmo necessità di praticare qualche altra forma di
yōga , come Sri Ramana rende molto chiaro nel verso 14 di Uḷḷadu Nāṟpadu e nel verso 10 di Upadēśa Undiyār , in cui dice:
Esaminando ‘Di chi sono questi [quattro difetti], karma [azione], vibhakti [non-devozione], viyōga [separazione] e ajñāna [ignoranza]?’ è lo stesso karma, bhakti , yōga e jñāna , [perché] quando [noi] esaminiamo [noi stessi in questo modo], [il nostro ego o ‘io’ individuale sarà scoperto non-esistente, e] senza [questo limitato] ‘io’ questi [quattro difetti] non esistono mai. Solo dimorando [o essendo permanentemente fissi] come il sé è uṇmai [la verità, che è sat-bhāva , il nostro reale stato di essere o ‘sono’-ità (‘am’-ness)].

Essere [fermamente stabiliti come il nostro sé reale] essendo sprofondati nel [nostro] luogo di origine [il nostro ‘cuore’ o il centro del nostro essere, che è la sorgente dalla quale siamo sorti come la nostra mente], questo è
karma [azione senza desiderio] e bhakti [devozione], questo è yōga [unione con Dio] e jñāna [vera conoscenza].

Nel senso capitolo, ‘Chi sono io? non è
Sōham Bhāvanā ’, Sri Sadhu Om spiega la differenza tra questa pratica di investigare ‘chi sono io?’ e sōham bhāvanā , la pratica di meditare ‘io sono lui’ (cioè, ‘io sono Dio’ o ‘io sono brahman ’), che è una pratica non corretta di jñāna yōga , ma che è stata tradizionalmente confusa come la pratica corretta.

Spiegando la differenza cruciale tra queste due pratiche, e la ragione per cui
sōham bhāvanā non può permetterci di conoscere noi stessi come siamo realmente, egli ci permette di comprendere che gli insegnamenti di Sri Ramana hanno soffiato una nuova vita negli antichi testi di advaita vēdānta , restituendo a essi il loro originale e vero spirito e significato, chiarificando la pratica essenziale che essi intendevano insegnarci, vale a dire ātma-vicāra – la pratica senza pensieri di auto-investigazione o auto-esame non oggettivo.

Nel settimo capitolo, ‘Auto-Investigazione’, Sri Sadhu Om spiega in grande dettaglio il significato corretto del termine
ātma-vicāra – auto-indagine o auto-investigazione. Cioè, in essenza spiega che ātma-vicāra è la semplice pratica di auto-attenzione o auto-esame – focalizzare la nostra intera attenzione accuratamente ed esclusivamente sul nostro essere essenziale auto-cosciente, ‘io sono’.

Questa pratica di
ātma-vicāra o auto-attenzione non è un’azione o uno stato del pensiero, ma è il nostro stato naturale senza pensiero di solo essere. Il pensare è un’azione, perché è un processo attivo di prestare attenzione a cose diverse da noi stessi, ma l’auto-attenzione non è un’azione, perché è uno stato passivo di essere perfettamente pacifico in cui la nostra attenzione rimane naturalmente nella sua sorgente, che è il nostro essere essenziale – la nostra fondamentale auto-consapevolezza, ‘io sono’.

Infine nell’ottavo capitolo, ‘La Tecnica di Auto-Investigazione’, Sri Sadhu Om discute la pratica di
ātma-vicāra in grande profondità e dettaglio, rivelando indizi molto sottili per aiutarci, guidarci e incoraggiarci nella nostra pratica.

In aggiunta a questi otto capitoli, che formano il corpo principale del libro, la Parte Uno contiene anche ‘Una Breve Biografia di Sri Ramana’ come un’introduzione, e tre appendici.

L’Appendice Uno contiene una traduzione Inglese di
Nāṉ Yār? (Chi sono io?), la più importante opera in prosa di Sri Ramana, che spiega in dettaglio la filosofia e la pratica di ātma-vicāra o auto-investigazione.

L’Appendice Due contiene una traduzione Inglese di Quattro poemi da
Sādhanai Sāram (L’Essenza della Pratica Spirituale), una compilazione di versi Tamil di Sri Sadhu Om che forniscono una guida chiara e molti indizi utili riguardanti la pratica di auto-investigazione e di auto-abbandono. Questi quattro poemi selezionati sono Ātma-Vicāra Patikam (Undici Versi sull’Auto-Investigazione), Yār Jñāni? (Chi è Jñāni [un saggio che conosce il sé]?, Sandēhi Yār-eṉḏṟu Sandēhi (Dubita chi è il Dubitante) e Japa (ripetizione o ricordo di un nome di Dio).

L’Appendice Tre è un saggio intitolato ‘
Sādhana e Lavoro’, che è stato adattato da una lettera che Sri Sadhu Om scrisse come risposta a un amico che aveva scritto chiedendo, ‘Come è possibile in pratica mantenere auto-attenzione incessante quando, nel corso di un giornata, varie attività richiedono un po’ o tutta la nostra attenzione?’



Il Sentiero di Sri Ramana – Parte Due

Mentre nella Parte Uno Sri Sadhu Om discute solo la filosofia e la pratica di
ātma-vicāra o auto-investigazione, nella Parte Due discute molti altri aspetti degli insegnamenti di Sri Ramana strettamente collegati come la realtà del mondo e di Dio, la bhakti o devozione, e il karma o l’azione.

Così la Parte Due è un supplemento molto utile alla Parte Uno, perché discutendo in esso questi soggetti e collegandoli costantemente alla pratica dell’auto-investigazione, Sri Sadhu Om ha enfatizzato ripetutamente la necessità di conoscere noi stessi, e la verità che per conoscere noi stessi dobbiamo praticare con persistenza l’unico vero sentiero spirituale di auto-investigazione e auto-abbandono – la semplice pratica di sprofondare all’interno, affondando nel nostro stato naturale di essere auto-cosciente senza pensiero.

Il corpo principale della Parte Due de Il Sentiero di Sri Ramana contiene tre capitoli:
1. Il Mondo e Dio

2. Amore o
Bhakti

3.
Karma

Nel primo capitolo, ‘Il Mondo e Dio’, Sri Sadhu Om spiega che il mondo e il ‘Dio’ che immaginiamo diversi da noi stessi sono entrambi proiezioni mentali – creazioni della nostra mente o potere di immaginazione – come effettivamente è il nostro sé o ‘anima’ limitata. La causa radice dell’apparenza di queste tre entità apparentemente separate, il mondo, l’anima e Dio, è il nostro
pramāda o auto-dimenticanza. Poiché abbiamo usato la nostra infinita libertà per scegliere di ignorare o dimenticare ciò che siamo realmente, ora immaginiamo noi stessi come questa limitata mente o anima legata a un corpo, o quindi immaginiamo l’esistenza dell’alterità, che appare come questo apparente mondo esterno, che è governato o controllato da un potere che chiamiamo ‘Dio’.

Tuttavia, benché Dio come un’entità apparentemente separata non è più reale della nostra mente, che immagina la sua separazione, egli è assolutamente reale come il nostro vero sé. Egli appare diverso da noi stessi solo perché ci siamo mmaginariamente separati dal suo essere infinito immaginandoci come questa limitata coscienza che conosce gli oggetti che chiamiamo la nostra mente.

Poiché noi, il mondo e Dio sembriamo tutti aver avuto origine come entità apparentemente separate solo perché noi abbiamo scelto di ignorare la nostra vera natura, che è essere auto-cosciente senza pensiero e quindi senza aggiunte, tutta questa dualità cesserà di esistere solo quando conosciamo noi stessi come siamo realmente, e possiamo conoscere noi stessi in questo modo solo ritirando la nostra attenzione da tutta l’alterità e focalizzandola acutamente ed esclusivamente su noi stessi. Cioè, poiché l’auto-dimenticanza è la causa radice di tutta questa apparente molteplicità e conseguente miseria, l’auto-ricordo o auto-attenzione è il solo mezzo con cui possiamo ristabilire noi stessi al nostro stato naturale di essere auto-cosciente assolutamente non-duale.

Nel secondo capitolo, ‘Amore o
Bhakti ’, Sri Sadhu Om spiega come la nostra devozione o bhakti prende forme differenti nei vari stadi di sviluppo della nostra maturità spirituale, usando l’esempio dei differenti livelli attraverso i quali un bambino progredisce nella scuola. Nella ‘scuola di bhakti ’ ci sono cinque ‘livelli’, ciascuno dei quali rappresenta un certo tipo di devozione religiosa o spirituale che caratterizza uno stadio particolare nel nostro sviluppo spirituale.

Il primo livello è caratterizzato dalla fede nelle azioni rituali – una fede che è spesso così cieca da conferire così tanta importanza a tali azioni da ignorare Dio, il reale potere che ordina i frutti delle azioni. Questo è il tipo di fede che fu personificato dai così detti
ṛṣis (rishis ) o ‘asceti’ che vivevano nella foresta Daruka, nella storia che formò il contesto in cui Sri Ramana compose Upadēśa Undiyār.

Il secondo livello è caratterizzato dalla fede in molte deità differenti (come i molti nomi e forme in cui Dio è adorato nella religione Hindu, o i molti santi a cui un devoto Cattolico o un Cristiano Ortodosso può pregare), ciascuno dei quali si suppone abbia il potere di esaudire un tipo particolare di desiderio o di evitare un particolare tipo di male.

Il terzo livello è caratterizzato dalla fede e una tenace devozione a solo un particolare nome e forma di Dio. Tuttavia, questo terzo livello è diviso in due stadi, livello 3(a) e 3(b), perché è in questo terzo livello che il più significativo cambiamento del cuore ha luogo all’interno di noi.

Cioè, nei livelli 1,2 e 3(a), la nostra devozione non è reale devozione a Dio, ma solo devozione ai benefici materiali o altro che speriamo di raggiungere con le nostre azioni, adorazioni e preghiere rituali. In altre parole, è
kāmya bhakti – devozione praticata solo per la realizzazione dei nostri desideri personali. Questo è lo spirito di devozione con cui la maggior parte delle così dette persone religiose praticano le loro rispettive religioni.

Tuttavia, quando pratichiamo questa
kāmya bhakti per molte vite, la nostra mente ottiene gradualmente la maturità spirituale – la chiarezza mentale che ci permette di discriminare e comprendere che la vera felicità non si trova nella sola realizzazione dei nostri desideri personali – finché nello stadio finale del livello 3(a) arriviamo a comprendere che la reale sorgente della nostra felicità non è qualcuno dei benefici che cerchiamo di ottenere da Dio, ma è solo Dio stesso, che ha così tanto amore per noi da accogliere le nostre preghiere e desideri. Così progrediamo dalla kāmya bhakti del livello 3(a) alla niṣkāmya bhakti del livello 3(b) – cioè, la vera devozione a Dio, non nell’interesse di qualcosa che possiamo ottenere da lui, ma per il suo bene solamente.

E’ in questo stadio del nostro sviluppo spirituale che Dio manifesta se stesso nella forma del
guru che ci insegna la verità che la felicità non esiste all’esterno di noi – neppure nel Dio che tutto ama che immaginiamo essere diverso da noi – ma solo in noi stessi, come noi stessi. Così nella forma del guru Dio ci dirige a rivolgere la nostra mente verso noi stessi e quindi a sprofondare nel più interno centro o profondità del nostro essere auto-cosciente, che è la sua vera forma – la forma di infinita sat-cit-ānanda o essere-consapevolezza-beatitudine.

Questo stadio in cui tentiamo sinceramente e con tutto il cuore di praticare questo sentiero di auto-investigazione e auto-abbandono che il
guru ci ha insegnato è la vera guru-bhakti , che è il quarto livello nella nostra ‘scuola di bhakti ’.

Infine, quando come risultato della nostra devote e perseverante pratica di auto-investigazione, il nostro auto-abbandono diviene completo – cioè, quando ci uniamo e perdiamo il nostro sé limitato nell’infinita chiarezza di essere auto-cosciente senza pensiero – sperimenteremo lo stato non-duale della vera auto-conoscenza, che è il nostro stato naturale di
svatma-bhakti o vero amore di sé. Questa svātma-bhakti è il quinto livello – lo scopo finale della nostra ‘scuola di bhakti ’ – oltre il quale niente esiste da raggiungere o conoscere.

Nel terzo capitolo, ‘
Karma ’, Sri Sadhu Om spiega la verità dell’azione o karma, ma nel fare questo inizia da una prospettiva radicalmente differente dalla prospettiva dalla quale normalmente comprendiamo il karma . Cioè, karma è abitualmente spiegato e compreso dalla prospettiva che siamo un sé limitato, una mente o ‘anima’ legata a un corpo, la cui natura è compiere azione con mente, parola e corpo, mentre Sri Sadhu Om inizia a spiegare che in verità siamo l’unico sé infinito, la realtà assoluta o brahman , la cui reale natura è solo essere e non fare qualunque cosa.

Avendo iniziato da questa prospettiva, egli spiega che, come l’unica realtà infinita, noi siamo perfettamente liberi e onnipotenti, perché non c’è niente di diverso da noi che potrebbe limitare la nostra libertà o il nostro potere. Così siamo liberi di volere o scegliere di essere ciò che siamo realmente, o di immaginarci come un sé limitato che compie azioni o
karma .

Per immaginare noi stessi come un sé limitato, cosa che non siamo, dobbiamo prima ignorare o dimenticare noi stessi come siamo realmente. Quindi la nostra attuale condizione come una mente apparentemente limitata e legata a un corpo è il risultato dell'uso improprio della nostra infinita libertà di scegliere di dimenticare il nostro sé reale e perciò di immaginare noi stessi come questo falso sé. Avendo immaginato noi stessi come questa mente e corpo, la nostra prospettiva è ora distorta, e come risultato di ciò ora vediamo il nostro vero ‘essere’ come ‘fare’ o
karma .

Così tutto il nostro ‘fare’, l’azione o
karma è solamente una distorsione innaturale del nostro stato naturale di puro essere. Quindi se investighiamo ‘chi sta compiendo queste azioni?’ – cioè, se esaminiamo accuratamente noi stessi, l’ ‘io’ che ora immaginiamo pensare, parlare e compiere azioni fisiche – scopriremo che l’unica realtà sottendente questa intera illusione di azione o karma è il nostro essere essenziale, il nostro sé reale, che in verità mai compie alcuna cosa, e che quindi mai conosce alcuna cosa diversa dal nostro stato naturale di essere.

Avendo stabilito in questo modo che la sottendente realtà e la base di tutto il ‘ fare’ o
karma è solo il nostro vero essere, e che l’apparenza del karma è causata solo dal nostro ignorare o dimenticare la nostra reale natura come semplice essere non-duale auto-cosciente, Sri Sadhu Om procede su queste basi per spiegare l’intera rete del karma che abbiamo in questo modo tessuto per noi stessi.

Cioè, egli spiega le tre forme di
karma , vale a dire āgāmya karma o le azioni che stiamo compiendo costantemente per nostra libera volontà (che è una forma limitata della nostra originale e infinita libertà di volere e agire), saṁcita karma o l’accumulazione dei ‘frutti’ (o risultati morali) dei nostri āgāmya karma passati che devono ancora essere da noi sperimentati, e prārabdha karma o il nostro attuale destino, che sono quei ‘frutti’ o i nostri āgāmya karma passati che Dio ha selezionato per noi, dalla vasta riserva del nostro saṁcita karma , da sperimentare come piaceri e dolori nella vita di questo attuale corpo che ora immaginiamo come noi stessi.

In aggiunta a questi tre capitoli, la Parte Due de Il Sentiero di Sri Ramana contiene anche queste quattro appendici:
1. Auto-Sforzo (Sforzo Personale)

2. La Ripresa delle Azioni Nascita dopo Nascita

3. Pulizia Personale (
Acharas )

4. Nota esplicativa su (a) il verso 6 di
Sri Arunachala Ashtakam , (b) il Verso 8 di Ulladu Narpadu e (c) Il Versi 9, 10, 11 e 12 di Ulladu Narpadu

Le prima due appendici sono una continuazione di alcune importanti verità discusse nel terzo capitolo. Nell’Appendice Uno Sri Sadhu Om spiega che lo sforzo può prendere due forme, vale a dire la forma di
pravṛtti , che è lo sforzo che facciamo nel compiere azioni o karma con la mente, la parola o il corpo, imbrigliando ulteriormente noi stessi nella densa rete del karma , o nella forma di nivṛtti , che è lo sforzo che facciamo per dare attenzione al nostro essere essenziale, il nostro sé reale, indebolendo il nostro attaccamento alla nostra mente e corpo, e tagliando in questo modo proprio la radice di tutto il karma .

Nell’Appendice Due spiega che ogni volta che prendiamo una nuova nascita (cioè, ogni volta che avendo cessato di immaginare noi stessi come un corpo iniziamo a immaginare noi stessi come un altro corpo), portiamo con noi non solo tutto i nostri
karma-phala o frutti accumulati delle nostre azioni passate che dobbiamo ancora sperimentare, ma anche tutte le nostre karma-vāsanā – i nostri desideri, impulsi o propensioni latenti a fare azioni particolari. I nostri karma-phala sono come la parte commestibile di un frutto, mentre le nostre karma-vāsanā sono come i semi contenuti in quel frutto.

Tuttavia, ci sono due tipi di
vāsanā che possiamo coltivare, vale a dire karma-vāsanās , inclinazioni o desideri a compiere azioni, e sat-vāsanā , l’inclinazione o amore solo di essere. Compiendo azioni coltiviamo karma-vāsanās , e praticando l’auto-investigazione o auto-abbandono, che è l’arte di solo essere, coltiviamo sat-vāsanā . Quindi se in questa vita abbiamo un’inclinazione a dare attenzione al nostro sé reale e ad arrendere il nostro falso sé, dobbiamo aver coltivato gradualmente questa sat-vāsanā nelle vite precedenti.

L’esperienza della vera auto-conoscenza non può essere ottenuta come risultato di qualche azione o
karma , così non è in nessun modo collegata o dipendente dal nostro destino o prārabdha – cioè non può essere causata né ostruita dal nostro destino – perché il nostro destino è solo il frutto delle nostre azioni passate, che abbiamo compiuto a causa dell’impulso delle nostre karma-vāsanā. Quindi la verità è che possiamo ottenere auto-conoscenza solo coltivando sat-vāsanā , il vero amore per conoscere ed essere nient’altro che il nostro sé reale – il nostro essere senza azione, ‘io sono’.

Nell’Appendice Tre Sri Sadhu Om narra una storia che Sri Ramana raccontò per spiegare il vero fine interiore di
ācāras (codice ortodosso di pulizia personale prescritta in certe scritture Hindu), del quale Sri Muruganar riportò l’essenza nel verso 680 di Guru Vācaka Kōvai .

Nell’Appendice Quattro (a) Sri Sadhu Om spiega il significato del verso 6 di
Śrī Aruṇācala Aṣṭakam , in cui Sri Ramana usa l’analogia della proiezione di un film per illustrare come la nostra mente proietta l’apparenza del mondo attraverso il veicolo di questo corpo (che è come il proiettore) e i suoi cinque sensi (che sono come le lenti nel proiettore).

Nell’Appendice Quattro (b) Sri Sadhu Om spiega il significato del verso 8 di
Uḷḷadu Nāṟpadu , in cui Sri Ramana dice che benché per mezzo dell’adorazione dell’essenziale realtà senza nome e senza forma che chiamiamo ‘Dio’ in nome e forma ci è possibile vederlo in nome e forma, solo divenire uno con lui – che è possibile solo per mezzo dell’esaminare e conoscere la nostra verità (la nostra essenza senza forma o ‘sono’-ità [‘am’-ness]) e quindi sprofondare e fondersi in questa verità (la sua essenza senza forma o ‘sono’-ità [‘am’-ness]) – è vederlo in verità.

Infine nell’Appendice Quattro (c) Sri Sadhu Om chiarisce una confusione che è avvenuta in alcune traduzione e interpretazioni dei versi 9,10,11 e 12 di
Uḷḷadu Nāṟpadu . Cioè, in questi versi Sri Ramana ci ha insegnato che la nostra mente o ego è la causa e la base di supporto per l’apparenza di tutte le ‘diadi’ e ‘triadi’, cioè, le coppie di opposti come conoscenza e ignoranza e i tre fattori di conoscenza oggettiva (vale a dire il ‘conoscitore’, il ‘conoscere’ e il ‘conosciuto’, cioè, la nostra mentre che conosce, il suo atto di conoscere e gli oggetti da essa conosciuti), ma sfortunatamente alcune persone la cui comprensione dei suoi insegnamenti è piuttosto superficiale hanno interpretato erroneamente questi versi con il significato che il nostro sé reale è la causa e la base di essi.

Benché la base fondamentale o realtà sottendente l’apparenza della nostra mente e quindi di queste ‘diadi’ e ‘triadi’ è davvero il nostro sé reale, la base immediata di esse è la nostra mente, perché sono sperimentate solo dalla nostra mente o ego, e quindi esistono solo nella sua prospettiva e non nella prospettiva non-duale del nostro sé reale. Questa è la ragione per cui Sri Ramana dice nel verso 26 di
Uḷḷadu Nāṟpadu , “Se l’ego ha origine, ogni cosa ha origine. Se l’ego non esiste, ogni cosa non esiste. [Quindi] l’ego è ogni cosa…”


Riguardo la traduzione Inglese di questo libro

Benché l’attuale traduzione Inglese contenuto delle due parti di Il Sentiero di Sri Ramana trasmette molto del significato dell’originale testo Tamil,
Śrī Ramaṇa Vaṙi, sfortunatamente non è una traduzione completa né del tutto soddisfacente. Ci sono diverse ragioni per questo, che possono essere meglio spiegate fornendo una breve descrizione dell’evoluzione di questo libro.

Molto del materiale di questo libro fu composto durante un periodo di tempo con le note che amici di Sri Sadhu Om avevano fatto delle spiegazioni che egli aveva dato oralmente e con lettere che aveva scritto in risposta a domande che gli erano state poste riguardo vari aspetti degli insegnamenti di Sri Ramana. Molte di queste note e lettere furono copiate da un amico, Dr R. Santanam, che desiderava pubblicarle come un libro, e che quindi richiese a Sri Sadhu Om di comporle in una forma adatta per la pubblicazione.

Si Sadhu Om sentiva che le spiegazioni che potenzialmente sarebbero state più utili ai devoti di Sri Ramana erano quelle specificatamente relative alla filosofia e alla pratica di
ātma-vicāra, così selezionò solo tali spiegazioni e le compose in otto capitoli, che formano la maggior parte di ciò che è ora il corpo principale della Parte Uno de Śrī Ramaṇa Vaṙi. Quindi nel 1967, quando Śrī Ramaṇa Vaṙi fu pubblicato per la prima volta in Tamil, consisteva solo di una versione più breve della Parte Uno del libro attuale. Più tardi, alla richiesta di molti devoti di Sri Ramana che non conoscevano il Tamil, questa versione originale della Parte Uno fu tradotta in Inglese, e la traduzione Inglese fu pubblicata nel 1971.

Le versioni Tamil e Inglese di questo libro divennero in breve molto popolari tra i devoti di Sri Ramana, perché molte persone la trovarono la più chiara spiegazione disponibile riguardante la pratica di
ātma-vicāra. Tuttavia alcuni devoti sentirono che era incompleto, perché era concentrato solo su ātma-vicāra che è il centro degli insegnamenti di Sri Ramana, e non discuteva molti altri aspetti collegati dei suoi insegnamenti, così richiesero a Sri Sadhu Om di scrivere un seguito discutendo argomenti come Dio, bhakti e karma.

Quindi dalle note e le lettere che aveva scartato nella composizione della Parte Uno, Sri Sadhu Om compose la Parte Due. Tuttavia, poiché in quel tempo non c’erano fondi per pubblicarla, la Parte Due rimase nella forma di manoscritto per alcuni anni, fino a che un amico in America offrì di finanziare la pubblicazione di una traduzione Inglese di esso. Così la Parte Due fu pubblicata per la prima volta in Inglese nel 1976.

Nel 1979, quando la seconda edizione Tamil di
Śrī Ramaṇa Vaṙi fu pubblicata, conteneva la Parte Uno e la Parte Due in un singolo volume. Dopo che tutte le copie di questa seconda edizione furono vendute, iniziammo a prendere accordi per la pubblicazione di una terza edizione, e in quel tempo richiesi a Sri Sadhu Om di incorporare in esso molte spiegazioni aggiuntive che avevo udito da lui dare a me o ad altri amici, così quando la terza edizione fu pubblicata nel 1985 (poco dopo la sua morte) era una versione rivista e ampliata delle edizioni precedenti.

Poiché molti degli amici che aiutarono Sri Sadhu Om a tradurre
Śrī Ramaṇa Vaṙi in Inglese non erano parlatori di Inglese nativi, e poiché alcuni di essi avevano solo una conoscenza limitata del Tamil, la traduzione attuale di esso non è molto soddisfacente. Benché la traduzione nella prima edizione Inglese della Parte Uno era stata completamente rivista in preparazione della seconda edizione, la revisione non fu un gran miglioramento, così poco tempo prima della sua pubblicazione nel 1981, Sri Sadhu Om mi chiese di controllarla e di fare ogni correzione che ritenevo necessaria. Se avessi avuto sufficiente tempo di farlo, mi sarebbe piaciuto lavorare con lui per fare una traduzione completamente nuova, ma poiché il tempo disponibile fu molto limitato, tutto ciò che potei fare fu di correggere gli errori più ovvi nell’esistente e piuttosto goffa traduzione.

La traduzione della Parte Due nella sua prima edizione Inglese fu anche più goffa della traduzione della Parte Uno, così all’inizio del 1980 Sri Sadhu Om ed io iniziammo a fare una traduzione completamente nuova della Parte Due, ma sfortunatamente abbiamo avuto il tempo di tradurre meno di tre quarti del primo capitolo (cioè, fino a circa pagina 38 o 39 dell’attuale terza edizione). Quindi tranne che per queste prime 38 pagine circa, il resto della Parte Due è ancora la stessa traduzione insoddisfacente che fu pubblicata nella prima edizione.

Tuttavia, poiché l’esistente traduzione Inglese di entrambe le parti fu fatta prima che Sri Sadhu Om incorporasse le aggiunte finali nell’edizione del 1985 del libro Tamil, le traduzioni non sono solo un riflesso alquanto misero del testo originale Tamil, ma anche non sono una traduzione di esso nella sua attuale forma completa. Quindi, se mai avessi il tempo di farlo, mi piacerebbe fare una traduzione completamente nuova dell’intero libro Tamil, per trasmettere così come posso il pieno significato e spirito di questo ricco e profondo libro.

Tuttavia, come ho detto sopra, benché l’attuale traduzione Inglese della Parti Uno e Due non è completa né del tutto soddisfacente, nondimeno è riuscita a trasmettere – anche se non in un modo molto elegante – molto del significato dell’originale testo Tamil, e negli anni molti devoti che non conoscono il Tamil hanno tratto grande beneficio dal leggerlo. Quindi anche nella sua attuale forma, Il Sentiero di Sri Ramana è un libro che dovrebbe essere letto da ogni aspirante spirituale che desidera seriamente praticare il sentiero di auto-investigazione e auto-abbandono che Sri Ramana ci ha insegnato come il solo mezzo con cui possiamo sperimentare l’infinita felicità della vera auto-conoscenza.


Traduzione Italiana in file PDF de Il Sentiero di Sri Ramana Parte Uno e Parte Due