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La filosofia e la pratica degli insegnamenti spirituali di
Bhagavan Sri Ramana
in una raccolta di libri, traduzioni e articoli scritti da Michael James e tratti dal suo sito web  www.happinessofbeing.com
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Bhagavan Sri Ramana

Questo sito web è dedicato alla filosofia e alla pratica degli insegnamenti spirituali di Bhagavan Sri Ramana Maharshi.
E' una raccolta in continuo aggiornamento di traduzioni in Italiano di libri, commenti e articoli scritti da Michael James, devoto di Sri Ramana, traduttore dal Tamil di molti importanti testi di Sri Ramana e di alcuni dei suoi più vicini discepoli come Sri Muruganar e Sri Sadhu Om,  autore del libro 'Felicità e l'Arte di Essere' e del sito web
www.hapinessofbeing.com
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Michael James

 
Felicità e l'Arte di Essere

 

Libri

Śrī Aruṇācala Stuti Pañcakam
Guru Vachaka Kovai
Il Sentiero di Sri Ramana  Uno  e  Due
Sadhanai Saram
Felicità e l’Arte di Essere

 

Traduzioni

Nāṉ Yār? - Chi sono io?

 

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Gli Insegnamenti di Sri Ramana

1.  La felicità è il nostro essere essenziale

2.  La filosofia, la scienza e l'arte della vera auto-conoscenza

3.   La pratica di ātma-vicāra — ‘auto-investigazione’ o 'auto-scrutinio'

 

La felicità è il nostro essere essenziale

La felicità si trova nel profondo, dentro di noi, proprio nel centro del nostro essere. La felicità non esiste in alcun oggetto esterno, ma solo in noi, che siamo la consapevolezza che sperimenta la felicità. Sebbene ci sembri di ricavare felicità dagli oggetti o dalle esperienze esterne, la felicità che così godiamo sorge di fatto da dentro di noi.

Qualsiasi tumulto possa turbare la nostra mente, nel centro del nostro essere esiste sempre uno stato di pace e gioia perfetti, come la calma nell'occhio di un uragano. Desiderio e paura agitano la nostra mente, e oscurano alla sua visione la felicità che sempre esiste al suo interno. Quando un desiderio è soddisfatto, o la causa di una paura è rimossa, l'agitazione di superficie della nostra mente si ferma, e in quella calma temporanea essa gode di un assaggio della sua innata felicità.

Felicità è così uno stato di essere - uno stato in cui l'abituale agitazione della nostra mente è calmata. La sua attività la disturba dal suo stato calmo di essere soltanto, e le causa il perdere di vista la propria più intima felicità. Per godere della felicità, quindi, tutto ciò che la nostra mente ha bisogno di fare è cessare ogni attività, ritornando con calma al suo stato naturale di essere inattivo, come fa quotidianamente nel sonno profondo.

La vera felicità è quindi la felicità di solo essere, che è la perfetta e assoluta felicità che nella letteratura mistica è conosciuta come 'beatitudine'. Questa vera felicità di essere è anche descritta come 'la pace di Dio, che trascende tutta la comprensione', perché è sperimentata pienamente solo nello stato perfettamente pacifico di  essere solamente, che è lo stato in cui tutta l'attività mentale è  dissolta nella chiarezza della libera auto-consapevolezza. Cioè, poiché essa può essere sperimentata perfettamente solo nello stato in cui siamo coscienti semplicemente del nostro essere essenziale e non di qualsiasi altro pensiero o oggetto, la vera felicità o pace è oltre tutta la comprensione mentale.

Non solo la felicità esiste all'interno di noi - è di fatto la nostra vera natura, il nostro essere essenziale. La felicità transitoria che sembriamo provare da esperienze esteriori, ma che effettivamente sorge solo dall'interno di noi stessi, è in realtà nient’altro che il nostro essere essenziale. Più chiaramente siamo coscienti del nostro essere essenziale, più profondamente e intensamente sperimentiamo felicità.

Il grado di felicità che sperimentiamo in qualsiasi momento è direttamente proporzionale al grado di chiarezza con cui siamo coscienti del nostro vero essere essenziale. Quindi la felicità non solo è il nostro essere essenziale, ma è anche la consapevolezza del nostro essere. Di fatto, poiché siamo la consapevolezza che sperimenta il nostro essere come 'io sono', siamo sia essere sia consapevolezza. In altre parole, il nostro essere essenziale è consapevolezza, o più precisamente auto-consapevolezza - consapevolezza che conosce se stessa chiaramente come 'io sono'. Quindi, poiché la libera consapevolezza del nostro essere  è sperimentata da noi come felicità, nella nostra natura essenziale siamo essere, consapevolezza e felicità non duali.

Il sorgere e la conseguente attività della mente distrae la nostra attenzione dal nostro essere essenziale, annebbiando la naturale chiarezza di auto-consapevolezza ed oscurando la consapevolezza della felicità che realmente siamo. Quindi fino a che la nostra mente è estroversa, occupandosi di qualunque altra cosa diversa dal nostro essere essenziale, non potremo mai sperimentare felicità perfetta, permanente e incondizionata. Per sperimentare vera ed eterna felicità, dobbiamo conseguire l'esperienza della vera auto-conoscenza, cioè, consapevolezza perfettamente chiara del nostro essere essenziale.

Al fine di sperimentare questa vera auto-conoscenza, dobbiamo ritirare l'attenzione da ogni cosa tranne che da noi stessi, e focalizzarla totalmente ed esclusivamente sul nostro essere essenziale, che sempre sperimentiamo nella forma della consapevolezza fondamentale - la nostra primaria conoscenza 'io sono'.

Se non diamo attenzione al nostro più intimo sé in questo modo, non possiamo conoscere chi o cosa siamo realmente, e se non sperimentiamo una chiara e certa conoscenza di ciò che realmente siamo, non possiamo essere certi della realtà o della validità di qualsiasi conoscenza che possiamo apparentemente trarre da altre cose. Tutta la nostra conoscenza riguardo al mondo e a Dio - riguardo alla scienza, la religione, la filosofia, la fisica, la cosmologia, la psicologia, la teologia o qualsiasi altra branca della conoscenza umana - è aperta a seri dubbi fino a che la  nostra conoscenza di noi stessi - la consapevolezza per mezzo della quale tutte le altre cose sono conosciute - è confusa è incerta.

Perciò, se desideriamo sperimentare felicità permanente e incondizionata, o conseguire conoscenza su ciò di cui possiamo essere assolutamente certi, dobbiamo focalizzare accuratamente la nostra intera attenzione su noi stessi, la fondamentale consapevolezza del nostro essere essenziale, 'io sono', al fine di renderci conto di chi o cosa siamo realmente.

Questa in breve è la semplice ma profonda verità rivelata da Bhagavan Sri Ramana Maharshi.

La filosofia, la scienza e l'arte della vera auto-conoscenza    

La filosofia di Sri Ramana deriva unicamente dalla sua esperienza di  vera, assoluta e non duale auto-conoscenza, un'esperienza che trascende tutto il pensiero, sia razionale sia irrazionale. Tuttavia, poiché immaginiamo l'esistenza della dualità, della molteplicità e della relatività, sembriamo mancare di  conoscenza non duale e assoluta del nostro essere essenziale auto-cosciente che Sri Ramana sperimentò come suo stato naturale. Quindi egli ci presentò la sua filosofia nei termini di un'analisi logica e razionale della nostra attuale esperienza di noi stessi come limitata consapevolezza individuale, al fine di permetterci di essere fermamente convinti dell'assoluta realtà che costituisce il fondamento di questa limitata consapevolezza che ora confondiamo come noi stessi.

Tuttavia, gli insegnamenti spirituali di Sri Ramana non sono solo una filosofia razionale, ma sono anche una precisa scienza e un'arte. Egli considerava la sua filosofia utile solo come fondazione teorica sulla quale dovremmo praticare la scienza empirica dell'auto-investigazione, che è l'arte di dimorare fermamente e stabilmente nello stato naturale del nostro essere, acutamente auto-attentivo e perciò perfettamente libero dal pensiero.

La pratica di ātma-vicāra — ‘auto-investigazione’ o 'auto-scrutinio'

Un termine Sanscrito che fu spesso usato, da Sri Ramana e da altri più antichi saggi come Sri Adi Sankara, per descrivere questa pratica empirica di auto-investigazione o auto-attentività è  ātma-vicāra (o 'atma vichara', come è spesso trascritto meno precisamente), che è generalmente tradotto in Inglese come 'indagine di sé' o 'inchiesta di sé'. Tuttavia, piuttosto che 'indagine', la parola vicāra può essere tradotta in modo più accurato come 'investigazione', 'esame' o 'scrutinio'. Quindi il termine ātma-vicāra significa realmente 'investigazione di sé', 'esame di sé' o 'scrutinio di sé', e denota la semplice pratica di esaminare, ispezionare o scrutinare molto attentamente la consapevolezza fondamentale ed essenziale del nostro essere, 'io sono', con un acuto e concentrato potere di attenzione.

Sri Ramana si riferiva anche a questa pratica empirica di auto-investigazione, auto-esame, auto-ispezione, auto-scrutinio, auto-attenzione come il vicāra 'chi sono io?'  Tuttavia, quando lo descriveva in questo modo, non intendeva dire che si tratta di un processo di domandare a se stessi 'chi sono io?' né verbalmente né mentalmente. Ciò che intendeva farci comprendere con questo termine è che questa pratica è un’investigazione o scrutinio accuratamente attento della basilare consapevolezza del nostro essere, che sempre sperimentiamo come 'io sono', al fine di scoprire la vera natura di questo 'io', il nostro essere essenziale.

Vale a dire, sebbene (tra la gamma dei suoi significati) vicāra significa 'indagine', nel contesto degli insegnamenti di Sri Ramana essa significa indagine nel senso di investigazione empirica (sperimentale) piuttosto che nel senso di una mera interrogazione verbale. Non è semplicemente chiedere a se stessi la domanda 'chi (o cosa) sono io? ma è in realtà investigare cosa 'io' sono - esaminando se stessi per sperimentarsi come realmente si è. In altre parole, non è il domandarsi letteralmente 'chi sono io?' ma è farlo figurativamente: indagare sperimentalmente cosa questo 'io' è in realtà.

 



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